CHIARA E I POVERI

PENSIERI ATTORNO AL TRANSITO DI SANTA CHIARA D’ASSISI

La parola ‘trànsito’ viene da latino ‘transitus’, dal verbo transire che significa «passare». Questa notte allora celebriamo un passaggio: il passaggio di una sorella dal grembo della terra al grembo di Abramo. Umanamente è un passaggio doloroso, come quello di un parto, perché implica un lasciare la ‘sperimentata’ terra, per entrare nel misterioso cielo. Avviene come quando, almeno una volta, la sposa lasciava la propria casa per andare ad abitare in quella dello sposo. Un momento che  spesso era segnato anche dal pianto: non è facile  lasciare dietro di se un ambiente ove tutto parla degli affetti più cari, pieno di tanti ricordi. Nello stesso tempo quel partire si caratterizzava per una incontenibile gioia: finalmente si andava a vivere con lo sposo. Penso sia un po’ quello che è avvenuto anche quando le nostre sorelle clarisse hanno lasciato la propria casa per entrare in convento. Così sarà stato anche il momento della morte di Chiara per le consorelle: dolore per la partenza di questo mondo, festa per l’ingresso nella casa del Padre, dove l’amato l’attendeva. Siamo qui a celebrare il transito di S. Chiara perché cosi noi cristiani pensiamo a quella che il mondo chiama ‘morte’: l’incontro definitivo con lo sposo, l’unione con l’amato che, nel frattempo, è andato a preparare il banchetto nuziale.

Tutta la vita però è un morire per vivere di più. La vita consiste in un transitare da un grembo ad un altro! Come abbiamo sentito nelle parole del papa di quel tempo, nella vita di Chiara c’è stato un primo passaggio: dalla casa del padre terreno a quella della Chiesa, dove lo sposo la chiamava.

«…la beata vergine Chiara….non mise tempo nè indugio ma subito, abnegando se medesima, li suoi parenti e tutte le cose sue, fatta già fanciulla del regno celestiale, elesse e chiamò per suo sposo Jesu Cristo povero, Re delli re, e votandosi a lui totalmente, cum la mente et cum el corpo in spiritu de umilità , li promise principalmente queste doi cose bone quasi per dote, cioè el dono della povertà e lo voto de la castimonia verginale”.

E il papa ne parla con un linguaggio potremmo dire ‘passionale’: “E così la vergine pudica fu congiunta alli desiderati abbracciamenti de lo sposo vergine, e dal letto de la intemerata verginità è proceduta una prole casta et fecunda a tutti maravigliosa” Si parla di abbracci, di letto, di prole…Tutto questo ci porta a riflettere.

Non solo la vita di Chiara, ma anche la nostra vita, è un andare incontro allo sposo. E l’amore ha le sue esigenze, prima fra tutte, la totalità: bisogna avere il coraggio di lasciare, anche le cose più care, lasciare tutto, per donarsi totalmente allo sposo. E’ lo sposo la ricchezza più grande, per cui si può rinunciare a tutto il resto, abbandonare gli idoli di questo mondo che, non conoscono la fedeltà, né riescono ad assicurare la felicità. Non si tratta di un amore platonico ma sponsale, fatto di parole che si intrecciano – pensiamo al dialogo nella preghiera – , di corpi che si accolgono – pensiamo all’Eucaristia che viviamo-, ma anche di gesti di compassione e di tenerezza –  pensiamo ai gesti di amore concreto verso lo sposo misteriosamente presente nella storia. Bella la testimonianza che abbiamo ascoltato e  motivo di riflessione per un mondo che ha dimenticato l’altro e che non sopporta nemmeno  vederli i poveri: “Però che lei, li cibi li quali diceva mangiare, essa li mandava alli poveri, et essa testimonia testificava che più volte li portò….. mentre che era nel seculo, dette ad essa testimonia (per) devozione certa quantità de denari e comandolle che li portasse a quelli che lavoravano in Santa Maria de la Porziuncola, ad ciò che comperassero de la carne”.

Meravigliose queste testimonianze: mentre era nel mondo, segretamente, nutriva i poveri e mandava soldi per comprare la carne a quelli che lavoravano alla Porziuncola. Sono gesti che rivelano come l’amore passa per le labbra e per il cuore – Chiara è una donna di preghiera, di contemplazione – ma anche per le mani e per i piedi: non si dà amore se non nella concretezza! Non esiste sponsalità senza il coinvolgimento della carne!  Lo sposo ci ama perché ci consegna il suo corpo, fino all’ultima goccia di sangue e di acqua! Quanta attualità!

Oggi chi si accosta ai poveri non è ben visto nemmeno dentro la Chiesa…e pensare che proprio loro sono gli invitati alle nozze! Come potremmo essere introdotti nel banchetto nuziale se ci schifiamo dei poveri che lo sposo ha già invitato?!? Come entreremo nel Regno dei cieli se proprio loro il Signore ha chiamato ad accoglierci?!

Le testimonianze aggiungono che la carità  era vissuta anche bandendo le chiacchiere inutili: “E quando veniva dalla orazione, ammoniva e confortava le sore, parlando sempre parole de Dio, lo quale sempre era nella bocca sua, in tanto che le vanità non le voleva parlare nè udire”. Papa Francesco più volte è intervenuto sulle chiacchiere usando espressioni anche forti:  “State attenti: il chiacchierone, o la chiacchierona, è un terrorista, perché con la sua lingua butta la bomba e se ne va, e con quella cosa distrugge la fama degli altri e lui se ne va tranquillo…Non dimenticatevi: chiacchierare è uccidere!”. S. Chiara ci insegna un segreto: per vincere il chiacchiericcio basta fare spazio alla parola di Dio pregata. Da qui la bellezza e l’importanza della preghiera! Chiara e le sue consorelle, di ieri e di oggi, non a caso dedicano tanto tempo della giornata alla preghiera. Fanno proprie le parole del salmo 145:

“Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

…per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno”.

La preghiera che ha caratterizzato la vita di Chiara e delle sue sorelle, in ogni tempo e in ogni luogo, ci insegna che senza metterci di fronte al Signore, senza ascoltare la sua Parola, finiremo per ragionare come il mondo e, purtroppo per avere gli stessi criteri di giudizio. Ecco perché troviamo cristiani che si scandalizzano se vedono esposto fuori di un convento un banner con una frase del vangelo. E’ terribile come in questa nostra società, che ostenta un cristianesimo senza Cristo, gli stessi cristiani sembrano non sopportare più certe parole di Gesù. Preferiscono praticare mille devozioni ma rinunciano alla specifica vocazione di animare il mondo con la forza del vangelo, a partire dall’impegno politico in senso lato, quella politica che papa S. Paolo VI ebbe a definire come la più alta forma della carità. Diceva papa Francesco al convegno di Firenze: “ Per favore, non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nell’ampio dialogo sociale e politico. Le mani della vostra fede si alzino verso il cielo, ma lo facciano mentre edificano una città costruita su rapporti in cui l’amore di Dio è il fondamento. E così sarete liberi di accettare le sfide dell’oggi, di vivere i cambiamenti e le trasformazioni”.  No! Noi non possiamo tacere. Ha scritto Martin Niemöller:

«Quando i nazisti presero i comunisti,/
io non dissi nulla/ perché non ero comunista./
Quando rinchiusero i socialdemocratici/
io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./
Quando presero i sindacalisti,/ io non dissi nulla/
perché non ero sindacalista./
Quindi presero i cattolici,/ e io non dissi nulla /
perché non ero cattolico./
Poi ancora presero gli ebrei,/ e io non dissi nulla/
perché non ero ebreo./
Infine vennero a prendere me./
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa».

Un esempio di questo impegno lo troviamo nella vita di Santa Chiara quando, con la forza della preghiera e dell’Eucaristia, riuscì a respingere i saraceni dal convento e a risparmiare la città, tanto che non ci alcun danno. Forse occorrerà riscoprire anche il valore della penitenza. Magari non sapremo non mangiare tre giorni alla settimana (mantenendo anche l’allegria), ma certamente un po’ di sobrietà non ci farebbe male!

C’è un ultima dimensione della vita di Chiara che l’ha ben preparata all’incontro con lo sposo: “amava le sore sue come se medesima” a tal punto che spesso lavava i piedi “alle sore e alle serviziali”. Non è scontato voler bene e servire chi ci sta sempre tra i piedi. Magari è più semplice fare qualche ora di volontariato alla croce rossa piuttosto che servire un papà anziano, è più facile commuoversi per un cane randagio che fare una carezza al figlio che torna triste a casa, è più gratificante scrivere belle preghiere dei fedeli per la famiglia che consolare il coniuge stanco o amareggiato….Chiara amava le ‘sore sue’. A volte penso che tanto odio e ‘respingimento’ nei confronti dell’altro, si tanto odio, anche tra coloro che con molta facilità si dicono cristiani, nasce dall’incapacità ormai di accogliere i vicini, di ospitare dentro la propria vita i propri familiari, di avere uno sguardo amorevole sul collega di lavoro. Quando non si è capaci di posare uno sguardo benevolo sulla propria vita e su quella dei propri cari, quando non si è più capaci di gesti di compassione e di tenerezza con quelli con cui condividiamo la stessa casa, non si è nemmeno capaci di accogliere chi non sa cosa vuol dire avere una casa o sentire la stretta di un abbraccio! Chiara amava le ‘sore sue’ per questo poi sapeva preoccuparsi anche per i pericoli della sua città!

Per fare questo ci vuole la ‘sapienza’ : “sulla luce vince la notte ma sulla sapienza il male non prevale, la sapienza si estende fino ai confini del mondo  e governa con bontà tutte le cose”. Si la notte sembra che abbia vinto la forte luce di questo giorno ma sulla sapienza, sulla vita, non prevarrà la morte. La sapienza però non si impara sui libri, né si ottiene con una laurea. La sapienza è una persona, è Gesù, è ha il volto di uno sposo, uno sposo così bello, così casto, così fedele, che a volte pensiamo di non meritarlo, eppure Lui ci ama, ama anche l’inamabile come a volte noi siamo! Andiamogli incontro come ha fatto S. Chiara. Non le cose di questo mondo, pur necessarie ma sempre relative, ma il suo amore ci renderà ancora fecondi, la sua tenerezza ci consolerà, la sua bellezza ci salverà.

E se questa notte in mezzo a noi c’è qualche giovane….apra l’orecchio, faccia  battere il cuore, spalanchi le porta della propria vita…carissima ragazza, carissimo giovane che mi ascolti se il Signore ti  chiama di pure il tuo ‘si’, con prontezza e con gioia. Se il Bellissimo Gesù ha reso santa e felice Chiara, se sta riempiendo il cuore e la vita di queste nostre sorelle clarisse, forse non sarà capace di riempire il tuo cuore?! Non rimandare il transito dalla casa di tuo padre e di tua madre alla chiesa, per vivere un giorno il transito beato da questo mondo al Padre e conoscere la pienezza dell’amore.

Fratelli e sorelle carissimi, lasciamo che lo Spirito del Signore accenda anche in noi il desiderio della santità, quella della porta accanto, permettiamo a Gesù, lo sposo celeste, di abbracciarci, godiamo dei suoi baci di pace, testimoniano la gioia del vangelo così da attrarre i fratelli e le sorelle al Padre e la chiesa conosca una nuova giovinezza, una giovinezza feconda perché questo mondo sta morendo! Amen.

 

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